BATESON
Sembra
che sia necessario lanciare un argomento di discussione per far
partire il blog. Ebbene vi racconto questo: parlavo con un mio
amico, in una pausa di lavoro. L'amico (chissà se si riconoscerà)
sosteneva che le parole non fossero un buon modo per conoscere
la realtà.
"Pensa"
mi dice "a tutte le sfumature del rosa, e all'unica parola
che si usa per definire quel colore, o a tutte le sfumature possibili
che possono distinguere un rapporto d'amore da un altro, a fronte
dell'unica parola che si usa per designarle. Le parole costringono
le mille sfumature della realtà in schemi riduttivi e rigidi".
Ebbene:
provo a pensare a un'obiezione: cos'è un colore? Soltanto
una lunghezza d'onda, o la somma dei significati simbolici che
gli si attribuiscono? E se si dice che un colore, o una qualsiasi
esperienza soggettiva, è costituita da tutti i significati
simbolici che si assommano in essa, potrebbe esistere senza una
costruzione sociale che infine giunge a stabilire in ua parola
il punto di convergenza di questi significati? E non potrebbe
darsi allora che anche le mille sfumature appaiono dopo le parole,
come un territorio inesplorato che assume un significato solo
in opposizione al territorio sul quale l'uomo ha costruito?