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Il caffé di Aristotele

GANIMEDE

Salve a tutti. Vorrei subito salutare amici conosciuti (ciao anonimo, mi sono riconosciuto in quel tuo amico), e ringraziare nuove conoscenze: salve Newton.

Vorrei poi cominciare con una citazione dal libro "Il profumo" di Patrick Suskind:

"che il fumo, una struttura olfattiva in cui si riflettevano centinaia di singoli aromi, che di minuto in minuto, anzi di secondo in secondo si trasformava in un miscuglio nuovo, come il fumo del fuoco, possedesse appunto soltanto quell'unico nome (fumo)...che la terra, il paese, l'aria, che a ogni passo e a ogni respiro erano colmi di un odore diverso e quindi animati da un'identità diversa, potessero essere definiti da quelle tre grossolane parole."

Questo, a mio parere è un semplice spunto da cui partire. Prima di tutto vorrei dire che condensando l'amore in poche semplici distinzioni (amore platonico, amore romantico...) perdiamo tutto.

Penso che l'amore sia un'esperienza talmente soggettiva e che il concetto di realtà amorosa cambi da persona a persona, e se pensiamo poi che ogni persona si distingue dalle altra per il modo in cui viene a contatto con la realtà, possiamo dire che la realtà come concetto collettivo non esiste neppure, e che esistano invece molte realtà soggettiva che poi vengono unite da punti di congiunzione come l'amore o altri sentimenti in cui serva essere in più di uno.

Così dicendo mi accorgo che la parola non è altro che una convenzione dettata, come ha detto Newton, dalla necessità, e che però è tanto fuorviante quanto indispensabile. Se invece si ipotizzasse che l'uomo sia capace di trasmettere le proprie emozioni, conoscenze e convinzioni solo attraverso il pensiero, non credete che si arriverebbe a una piena conoscenza di ciò che ci circonda e alla sparizione di un Io soggettivo a favore di un Noi?



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