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Il caffé di Aristotele

GANIMEDE

Prima di tutto voglio prendere il discorso da prima dell'ultimo intervento di Bateson, dove egli parlava dell'iris come essere esistente solo nella relazione con chi gli ha dato il nome. Ecco, io credo che questo possa essere parzialmente vero, con la differenza, però, che il nome è il risultato di un comune e tacito accordo, poichè mi pare logico che se la maggioranza della colettività giudicasse il nome iris non idoneo alla funzione cui è destinato con il passare del tempo l'uso di quel nome andrebbe perdendosi e il fiore verrebbe battezzato diversamente. Quindi quando si dice che la relazione è con chi il nome lo ha dato si dice che è in relazione con l'intera colettività.

Tornando sull'amore, visto che è uno stato che normalmente implica la presenza di una pluralità di persone, pressuppone lo stesso principio: così si viene a contatto con le congiunzioni di realtà soggettive, che non sono altro che l'insieme di tutti gli stati in cui non ci si trova in relazione con se stessi, ma siamo in contatto (fisico,emotivo o conoscitivo) con altri individui.

Continuando poi il discorso riguardante il carattere fuorviante delle parole, voglio aggiungere, rispondendo al precedente intervento dell'anonimo, che una comunicazione con il pensiero è tuttaltro che vuota,visto che le sfumature del mondo (astratto e non) sono infinite, visto che tra di loro non esiste una linea di divisione, essendo la loro natura infinitesimale. Quindi qualunque cosa trasmessa via pensiero, essendo completa nella sua definizione, avrà con sé il bagaglio conoscitivo di tutto il mondo.

Trovando a questa affermazione una contro-argomentazione: se la conoscenza viene trasmessa totalmente con il primo pensiero comunicato allora non ci sarà più bisogno di comunicare sapendo già tutto; ebbene a questa posso rispondere cosi: se partiamo dal presupposto che la realtà non sia collettiva bensì soggettiva, posso affermare che la realtà di ognuno di noi cambia repentinamente in base a fattori soggettivi, e cosìcambiando la realtà torna anche il bisogno di comunicare il pensiero, perchè il cambio di realtà porta con se anche un cambio di bagaglio conoscitivo.

 



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