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Il caffé di Aristotele

LEIBNIZ

Carissimi ragazzi, sono un grigio professore di liceo, sto a Lucca, e vedere degli studenti universitari così appassionati a discussioni filosofiche mi ha riportato agli anni della mia giovinezza (mi sono laureato con una tesi in filosofia del linguaggio... be', non che sia vecchissimo, ma neppur giovane come vorrei).

Ebbene, vi vorrei raccontare una storiella, quasi una barzelletta, che circolava ai miei tempi. Si racconta che proprio sulla strada tra Pisa e Lucca tornasse a casa, a sera, uno studente di filosofia. Era esaltato per una lezione appassionata d'un professore intesa a dimostrare come tutto sia convenzionale, e che anche il mondo non sia altro che un insieme di convenzioni, proprio come le parole. Pensava, dunque, mentre si faceva sera, che se tutto era convenzionale, tutto poteva essere ribaltato in una convenzione del tutto opposta. E così, in un rettilineo, si mise improvvisamente a camminare sulla corsia opposta, pensando che l'auto che gli veniva incontro si sarebbe per forza dovuta, a sua volta, spostare, e che l'auto che la precdeva, per evitare quella che gli veniva incontro, pure, e così via, in un gioco infinito in cui, alla fine tutte le auto si sarebbero messe a circolare seguendo la convenzione inglese, invece che in quella italiana. Purtroppo il conducente dell'auto che gli veniva incontro non sapeva di filosofia, e così, nel panico, si mise a suonare, e poi a frenare, disperatamente, mentre il filosofo, convinto di un luminoso avvenire, continuava a corrergli incontro senza spostarsi d'un millimetro.

Ecco: tutto è convenzione: ma lungi dall'essersi stabilita la convenzione contraria, quella sera due macchine si scontrarono frontalmente per motivi che a tutti apparvero poco chiari.

 

 



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