LEIBNIZ
Cari
amici, perdonerete se intervengo nuovamente raccontandovi una
storia che, spero, vi potrà far riflettere.
Si
racconta che, non è gran tempo passato, là sull'appennino,
poco lungi da Porretta Terme, c'era una comunità di iniziati
che praticavano un tipo particolare di meditazione e di esercizi
di concentrazione.
La loro pratica di meditazione poggiava sul linguaggio: sulla
capacità di pensare senza parole e, specularmente, sulla
capacità di soffermarsi sulle parole, cogliendo le mille
sfumature di voce, di significato e di silenzio di ogni piccola
sillaba.
Il
rito più difficile era quello della rinascita. Si giungeva
ad esso dopo anni di esercizi preliminari, e non tutti potevano
accedervi: anzi, curiosamente coloro che diventavano maestri della
disciplina dovevano (per motivi che vi saranno chiari più
avanti) rinunciarvi.
Per
praticare il rito occorreva isolarsi con pochi compagni per mesi
in una casupola che era al sommo di una lunga stradicciuola, tra
campi e boschi e un piccolo ruscello, e non far più ritorno
alla comunità né aver commercio di nessun tipo con
il resto del mondo fino all'avvenuta rinascita. E durante i mesi
di isolamento ognuno poteva comunicare con i compagni solamente
inventandosi nuove parole, per tutti sconosciute. Valeva, però,
questo divieto: non si poteva usare la stessa parola per designare
oggetti simili: mentre si doveva usare una stessa parola per designare
oggetti dissimili.
All'inizio
le persone, così isolate, nell'impossibilità di
comunicare anche tra di loro, come se potessero avvertire su di
loro tutto il dolore del mondo cadevano in uno sconforto terribile.
Dopo, però, la mente non poteva fare a meno di cercare,
e infine di trovare, delle somiglianze tra gli oggetti che un'unica
parola riuniva assieme, e una luce nuova e impreveduta illuminava
quelle parole che essi stessi inventavano: se prima sembravano
affatto prive di senso, adesso sorgeva nitido un loro preciso
significato, e anche gli oggetti, che prima sembravano tanto dissimili,
illuminati diversamente da quelle nuove parole ecco che sembravano
simili, mentre oggetti che prima sembravano simili, tutt'a un
tratto parevano diversi.
Le
parole della lingua madre perdevano ben presto significato, gli
oggetti che designavano ecco che non si riuscivano più
a ritrovare, e il mondo appariva del tutto nuovo.
Al
ritorno dalla casupola si comprendevano benissimo tra di loro,
ma non potevano più né capire né farsi capire
da tutti gli altri: erano nati un'altra volta, e la loro sorte
era quella di andar raminghi per il mondo a portare la luce della
follia su tutte le cose, a ricordare agli altri che non c'era
un modo solo di vedere il mondo.
Si
narra, poi, che questa comunità scomparve quando gli ultimi
maestri vollero provare il rito che lungamente ad altri avevano
insegnato, e anche loro, senza più potersi far capire dagli
altri, si dispersero per il mondo.